7 of 12 | Monday is for Religion: The Art of Connecting What’s Not Really Separate

Hi lovely Earthlings!
Nuraghe Losa, Sardinia
Our series on religion is coming to a close.  But not before we briefly look at an echo of Native American wisdom across the world.  Often we think of Western culture as predatory.  In reality there are many simultaneous cultural traditions in the numerous regions called West and they don’t always get along.  The sense of sacredness of the Earth, the notion that it belongs to itself, comes across very strong in this short poem yours truly learned from the ex-mother-in-law when she was married in Sardina.  This Mediterranean island, she learned, was host to an ancient civilization whose communitarian values organized life around a main stone building the group shared, the Nuraghe.  
Listen to what the poem says:
Nuraghe Prisciona, Sardinia

« Tancas serradas a muru  
Fattas a s’afferra afferra
Si su chelu fit in terra 
L’aiant serradu puru »

The first line refers to agricultural land that’s enclosed by walls.
The second line explains that these walls were made “the grub-street way.”  They were built in a hurry and without consideration for the common usage that had been customary of the land, what deep ecologists call “the commons.” 
The third line refers to the sky or heavens, which in Italian and Sardinian are the same word: “cielo,” or “chelu.”  It compares the Earth to the sky, which cannot be fenced.  And refers to the predatory ways of those who appropriate the commons by saying that, if at all possible, they would fence out the “heavens” or sky as well.  
Central Building, Nuraghe Torralba
So the poem’s force comes from the way it connects the earth with sacred space: the “cielo, chelu” where people in Catholic cultures believe the sacred is located.  
The affinity with Chief Seattle is that here too the Earth, the land, is sacralized again by the invective against those who keep privatizing it, appropriating it.  “Should the land not deserve the same reverence the sky gets?”  the poet seems to ask.  “Why is it that we’ve come to believe we can own it?”  “Does this sense of ownership not violate the Earth’s sovereignty over itself?”
The Italian version echoes this wisdom: 

Su Nuraxi, Barumini

« Proprietà chiuse coi muri
Fatte all’arraffa arraffa
Se il cielo fosse stato in terra
Avrebbero chiuso pure quello »

The poem is attributed to one Melchiorre Murenu. 

For those well versed in Italian or interested in another translation of Chief Seattle’s Lament, here goes the Italian Lamento.  It’s in verse translation and yours truly brings it to you this way.

Nel 1854 il governo degli Stati Uniti offrì una grossa somma per l’acquisto del territorio di una tribù di pellirosse, che avrebbe poi dovuto sistemarsi in una riserva. Il capo della tribù replicò col documento che qui pubblichiamo. Avevo l’edizione integrale di questa splendida lettera che purtroppo è andata persa. Questa è una versione leggermente ridotta. Questo documento da un’idea della profondità e sensibilità dell’animo del popolo pellirosse, tutt’altro che selvaggio. Il sentimento di comunione con la natura ed il cosmo e la concezione immanente della loro spiritualità sono sorprendentemente affini alla concezione Zen della vita e dell’Universo. Ritrovare questo profondo sentimento di comunione con la natura è la base su cui costruire il proprio equilibrio interiore.

Questa terra è sacra

Come potete comperare o vendere il cielo,
il calore della terra?
L’idea per noi è strana.
Se non possediamo la freschezza dell’aria,
lo scintillio dell’acqua,
come possiamo comperarli?
Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo.
Ogni ago di pino che brilla,ogni spiaggia sabbiosa, ogni vapore nelle scure foreste, ogni radura e ronzio d’insetto è sacro nella memoria e
nell’esperienza del mio popolo.
La linfa che scorre attraverso gli alberi porta i ricordi degli uomini…
Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.
I fiori profumati sono le nostre sorelle;
il cervo, il cavallo, la grande aquila, questi sono i nostri fratelli.
Le cime rocciose, la linfa dei prati,
il corpo caldo del cavallo, e l’uomo:
tutto appartiene alla stessa famiglia…
I fiumi sono i nostri fratelli, e ci dissetano.
I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri bambini.
Se noi vi vendessimo la nostra terra,
voi dovreste ricordare ed insegnare ai vostri figli
che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri;
e voi dovreste d’ora in poi dare ai fiumi la gentilezza
che dovreste dare ad ogni fratello…
non c’è nessun posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco.
Non c’è nessun posto
per udire il dispiegarsi delle foglie in primavera,
o il frusciare delle ali di un insetto.
Ma forse c’è, perché io sono un selvaggio e non capisco.
Solo lo scalpitio sembra un insulto all’udito.
E che cosa è vivere
se un uomo non può udire il pianto di un caprimulgo
o le conversazioni delle rane intorno ad uno stagno di notte?
Io sono un pellerossa e non capisco.
L’indiano preferisce il soffice suono del vento che vibra sulla superfice dello stagno, e l’odore del vento,
pulito da una pioggia del mezzogiorno,
o profumato dall’odore del pino.
L’aria è preziosa per il pellerossa,
poiché tutte le cose hanno lo stesso respiro;
I’animale, I’albero, I’uomo,
condividono insieme lo stesso respiro.
L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria che respira.
Come un uomo morente,
per molti giorni, è insensibile al fetore.
Ma se noi vi vendessimo la nostra terra,
vi dovreste ricordare che l’aria è preziosa per noi, che l’aria condivide il suo spirito con ogni vita che sostiene.
Il vento che fu dato a nostro nonno al suo primo respiro ha anche accolto il suo ultimo respiro.
E se noi vendessimo la nostra terra,
dovreste tenerlo a parte in un posto sacro, come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare per sentire il vento addolcito dai fiori del prato.
A queste condizioni noi considereremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.
Se noi decidessimo di accettare, io porrei una condizione:
che l’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come suoi fratelli…
Cosa è l’uomo senza gli animali?
Se tutti gli animali se ne andassero,
I’uomo morirebbe per la grande solitudine dello spirito.
Poiché qualsiasi cosa accada agli animali,
presto accade all’uomo.
Tutte le cose sono collegate.
Potreste insegnare ai vostri bambini
che la terra sotto i loro piedi è la cenere dei nostri nonni.
Affinché loro rispettino la terra,
dite ai vostri bambini
che la terra è ricca delle vite dei nostri amici.
Insegnate ai vostri bambini
quello che noi abbiamo insegnato ai nostri,
che la terra è nostra madre.
Qualsiasi cosa accade alla terra, accade ai figli della terra.
Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.
Questo noi lo sappiamo: la terra non appartiene all’uomo;
I’uomo appartiene alla terra.
Questo noi sappiamo.
Tutte le cose sono collegate
come il sangue che unisce una famiglia.
Tutte le cose sono collegate.
Qualsiasi cosa accada alla terra, accade ai figli della terra.
L’uomo non ha intrecciato il tessuto della vita: egli è semplicemente un filo di essa.
Qualsiasi cosa faccia al tessuto, lo fa a se stesso…
Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo.
C’è una cosa che noi sappiamo,
e che l’uomo bianco un giorno scoprirà:
il nostro Dio è lo stesso.
Potete pensare ora che il vostro “Lui” come voi desideri possedere la nostra terra; ma non è possibile.
Egli è il Dio dell’uomo e la Sua compassione è uguale
sia per il pellerossa che per l’uomo bianco.
Questa terra per lui è preziosa,
e danneggiare la terra è disprezzare il suo Creatore.
Anche il popolo bianco passerà.
Ma nella vostra discesa brillerete luminosamente, infuocati dalla forza di un Dio che vi ha portati in questa terra
e per qualche scopo speciale
vi ha dato dominio su questa terra e sopra l’uomo rosso.
Questo destino è un mistero per noi,
poiché non capiamo quando i bufali
vengono completamente massacrati,
i cavalli selvaggi tutti addomesticati,
gli angoli segreti della foresta appesantiti
con l’odore di molti uomini
e la vista delle colline in fiore
rovinata dai fili del telegrafo.
Dove è il boschetto? E’ andato.
Dove è l’aquila? E’ andata.
La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. — 

Rutger Zen with Silvana Cibba.

Republished with permission from Facebook Group Assenza: http://www.facebook.com/groups/193924080673423/


Dear Earthlings,
This post brings the series to an end.  We are so happy you followed it.  Thank you!  Stay tuned for what comes next. 

Did you enjoy the series?  Let us know!  Yours truly appreciates your attention.  The comments box is open.

Come back!  And stay tuned for more wonders.

Namaste,

Serena Anderlini-D’Onofrio, PhD
Gilf Gaia Extraordinaire
Author of Gaia and the New Politics of Love and many other books
Professor of Humanities

University of Puerto Rico, Mayaguez

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serenagaia • October 10, 2011


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